Donazione di sangue del cordone ombelicale: la procedura

Il cordone ombelicale, attraverso il quale ogni mamma nutre il proprio bambino durante la gravidanza, dopo il parto viene comunemente gettato. Dare il consenso alla donazione di sangue del cordone ombelicale significa evitare questo spreco.

Il sangue del cordone ombelicale è, infatti, ricco di cellule staminali molto simili a quelle del midollo osseo. Queste cellule hanno un ruolo fondamentale nella cura di gravi malattie del sangue (leucemia, talassemia, linfoma, alcune forme di immunodeficienza e alcuni difetti metabolici).

Una donna che decide di donare quel sangue offre a tante persone malate una speranza in più di guarire e tornare alla vita. La donazione presso una banca pubblica, contribuisce ad aumentare la probabilità di poter reperire una donazione compatibile e con una dose adeguata di cellule staminali per ogni paziente in attesa di un trapianto.

Come avviene la raccolta del sangue cordonale

Al momento del parto, sia vaginale sia cesareo, quando il cordone è già stato reciso, il personale abilitato effettua il prelievo del sangue in esso contenuto senza procurare alcun rischio o sofferenza alla madre o al neonato.



La raccolta del sangue cordonale viene eseguita da personale ostetrico addestrato, mediante sacche apposite monouso, dotate di dispositivi di sicurezza per l’operatore e di sistemi a circuito chiuso per il campionamento, per assicurare l’integrità della sacca e la sterilità del prelievo.

Dopo la raccolta le unità di sangue cordonale vengono etichettate con codici a barre per garantirne la “tracciabilità” futura (nel massimo rispetto della privacy) in sede di conservazione e inserimento del campione del registro donatori.

La sacca sterile contenente il sangue cordonale raggiunge entro 30 ore la Banca di Sangue del Cordone Ombelicale di riferimento dentro appositi contenitori che garantiscano l’integrità. Raggiunta la Banca, il sangue sarà sottoposto alle analisi necessarie e, quindi, congelato.           

Articolo a cura della Dott.ssa Emanuela Petrucelli

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